mediazione risarcimento

Perché è importante la valutazione del caso prima dell’azione legale

Quando si ritiene di essere vittime di un caso di malasanità la prima cosa che si dovrebbe fare è valutare se intraprendere un’azione legale o meno. Il discorso non è molto semplice come potrebbe sembrare perché entrano in gioco diversi fattori che possono far propendere per l’una o per l’altra decisione. Ci troviamo quindi davanti ad alcune persone che, senza pensarci due volte, si appellano alla consulenza legale di avvocati più o meno scrupolosi, e altri che, al contrario, decidono proprio di non agire in quanto pensano che qualsiasi azione legale sia inutile. Purtroppo questo è un sentimento molto comune, dettato dal fatto che in tanti anni sono stati pochi i cittadini che si sono visti riconoscere un risarcimento danni in una causa per malpractice medica. Pochi ovviamente rispetto alle numerose segnalazioni che sono in preoccupante aumento anche a causa degli ingenti tagli alla sanità pubblica.

Azione legale, è sempre possibile, ma non sempre consigliata

Purtroppo nel mare magnum dei professionisti – qualsiasi sia il loro campo di lavoro – si trovano quelli più cauti e solerti e quelli che invece preferiscono, per un motivo o per l’altro, più o meno etico, rischiare e tentare sempre la causa. Cosa significa tutto questo? Che chi ha subito, o pensa di aver subito un danno dovuto a un episodio di malasanità, deve necessariamente districarsi in questo ginepraio. Valutiamo quindi bene la situazione: conviene sempre fare un’azione legale per denunciare un errore medico? All’avvocato sicuramente sì, soprattutto se si fa pagare a prescindere dall’esito. All’assistito, invece, non sempre. Vi sono dei casi in cui procedere non ha alcuna utilità perché il fatto non è dimostrabile o perché è preferibile procedere in sede stragiudiziale e quindi patteggiando col medico o con la struttura. Infatti, non tutti i casi di responsabilità medica sono uguali e non sempre si può avere un effettivo riscontro con esito positivo della causa, a tale proposito un buon avvocato dovrebbe sempre valutare la fattibilità della causa e tenere in alta considerazione quelle che possono essere le percentuali di vittoria.

erroreMa allora come si deve procedere se si ritiene di essere vittime di un caso di malasanità? Certamente il consiglio non è quello di arrendersi in partenza, poiché come abbiamo visto, se da un lato è vero che è complicato in molti casi riuscire a ottenere il risarcimento, è anche vero che questo non è impossibile. Bisogna dunque agire con razionalità e cercare, prima di tutto, un legale che abbia una certa etica oltre che una certa esperienza in questo campo legale. La ricerca di un buon legale non deve basarsi solo sul costo del suo onorario, ma soprattutto su quelle che sono le reali competenze nell’ambito della malasanità.

L’avvocato giusto per il tuo problema

Molti di noi hanno, in un certo momento della loro vita, avuto bisogno di un consulto legale di varia natura. Ci sono molte persone che hanno un legale di fiducia, o imprenditori che hanno addirittura uno studio legale a disposizione per una consulenza continuativa per la propria azienda. Si può dunque pensare di chiedere un consulto all’avvocato di fiducia per risolvere il nostro problema legato a un errore medico o alla malpractice in generale. Purtroppo però non è così. Certamente si può chiedere un’opinione al proprio legale di fiducia, ma è bene far esaminare attentamente il proprio caso a un legale specializzato nel settore della malpractice. Questo perché chi ha maturato esperienza in questo ambito può avere la capacità di valutare una causa e decidere se sia il caso di intraprendere un’azione legale vera e propria o sei invece non si possano percorrere altre strade.

Quindi l’avvocato va scelto tenendo in considerazione questi elementi e non soffermandosi solamente su quello che è l’aspetto economico. Purtroppo però, senza fare troppi giri di parole, per molti il problema dell’onorario dell’avvocato diventa uno scoglio insormontabile. Nel nostro Paese si sa quanto le cause possano diventare lunghe e protrarsi nel tempo, ed è proprio anche per questo motivo che ci si deve porre nella situazione di valutare molto bene tutte le possibilità prima di impelagarsi in percorsi che possono, veramente, durare anni, con spese molto elevate. Proprio per questo motivo è stata data la possibilità di intraprendere azioni stragiudiziali quali la conciliazione, vediamo di chiarire meglio.

Conciliazione obbligatoria

L’8 marzo del corrente anno, 2017, è stata varata la Legge n.24 GU 17 marzo 2017 che reca Disposizioni in materia di sicurezza delle cure e della persona assistita, così come in fatto di responsabilità professionali di chi esercita le professioni sanitarie. La legge Gelli/Bianco nasce quindi per mettere ordine nel far west della responsabilità medica e della tutela dell’assistito Purtroppo, come spesso accade, se questa da una parte dà dei chiarimenti e delle normative interessanti, dall’altra non si dimostra sempre a favore del danneggiato. Il provvedimento, nato per dare maggiori garanzie al paziente, in realtà sembra – in alcuni tratti – tutelare maggiormente il medico.

mediazione danniRicordiamo che il danneggiato ha solamente 5 anni per agire contro il medico che ha cagionato il danno e 10 contro la struttura. Cosa è cambiato quindi? Dal punto di vista penale abbiamo quindi un articolo, il 590-sexies per “Responsabilità colposa per morte o lesioni personali in ambito sanitario”, che tende a escludere la punibilità del medico qualora il fatto si sia verificato a causa di imperizia, ma il professionista abbia rispettato le linee guida previste dalle società scientifiche. Per quanto concerne l’ambito civilista, invece, come abbiamo già visto, vi è una doppia direzione: prescrizione quinquennale per l’illecito extracontrattuale, e decennale per quello contrattuale. Giova precisare che per fortuna nella maggior parte dei casi ci si troverà dinnanzi ad illeciti contrattuali, e sarà l’avvocato a dover fare del proprio meglio per ricondurre sempre in questo alveo la causa, ad esempio valutando di far causa solo alla struttura, e non al medico personalmente.

Prima di procedere per via giudiziaria, comunque, nel caso della responsabilità civile, si è tenuti a tentare, in prima istanza, una conciliazione tra ambo le parti. Cosa vuol dire? Semplicemente che si può arrivare a un accordo con il medico o con la struttura senza dover arrivare a una vera e propria azione legale e dunque processuale. Questo è stato fatto, sostanzialmente, per consentire ai danneggiati di ottenere comunque un risarcimento danni, ma soprattutto per non andare a intasare ulteriormente i tribunali italiani che, come è ormai noto, sono al limite delle loro capacità ed è per tale motivo che le cause hanno tempi così lunghi. Quindi la mediazione si presenta come un procedimento preliminare a quella che potrà essere la causa giudiziaria e che a seconda della tipologia del risarcimento richiesto può essere un passaggio obbligato del richiedente. Il percorso di mediazione ha solitamente una durata di massimo tre mesi, lasso di tempo necessario al mediatore, che deve essere una persona terza, estranea quindi ad ambo le parti e professionalmente idonea. Se il mediatore individua le condizioni necessarie per la risoluzione pacifica della richiesta di risarcimento, le due parti procedono con la sottoscrizione degli accordi evitando di rivolgersi, così, al tribunale.

Quindi la mediazione si può concludere con un esito positivo, sottoscrivendo un accordo, o con un esito e verbale negativo, quando le due parti non trovano l’accordo economico congruo per entrambe e dunque si deve necessariamente procedere per via giudiziaria.

Cosa deve verificare l’avvocato

Un buon avvocato però, prima di far procedere il cliente verso un percorso legale, deve essere in grado di valutare la sua situazione. Negli ultimi anni si è affermato un modus agendi che prevede una valutazione attenta del caso e, solo se vi sono reali possibilità di vittoria l’avvocato lo accetta. In questo modo non solo il professionista si comporta secondo le regole dell’etica, ma il cliente può risparmiarsi una spesa – sovente esosa –  se non vi sono concrete possibilità di vittoria. Ma come si fa a capire quando è il caso di procedere oppure no? Ovviamente l’avvocato esperto ha una certa perizia e capisce da precisi elementi. Uno di questi è costituito dalla documentazione medica che il danneggiato deve produrre. Chi ritiene di aver subito un danno per malpractice medica deve sottoporsi a diverse visite. Vi sono casi in cui l’errore è lapalissiano, come nel caso di pazienti operati all’arto sano invece che a quello che necessitava di intervento. In questo caso è abbastanza semplice determinare una colpa o della struttura o del medico.

Vi sono però anche casi decisamente più complessi dove a fare la differenza sono le sfumature. In queste circostanze occorre una visita medica accurata da parte di un medico legale atta a valutare le lesioni oggetto dell’accusa di danno, inoltre se il danneggiato potesse produrre attestazioni inerenti la sua precedente condizione faciliterebbe notevolmente il lavoro dell’avvocato. Facciamo l’esempio concreto di un paziente che deve subire un intervento di protesi all’anca e che prima dell’intervento riesce a deambulare, sebbene con dolore e difficoltà. Ebbene, se dopo l’intervento quel paziente non deambula più, per troppo dolore o per mal funzionamento delle articolazioni interessate dall’intervento, è molto probabile che questi abbia subito un danno durante l’operazione. In questo caso si deve dimostrare il nesso causa effetto. L’avvocato esperto può valutare le possibilità di vittoria e consigliare, al meglio, secondo coscienza, il proprio assistito.

Come si articola il percorso di risarcimento

Il risarcimento danni alle persone viene, generalmente, erogato dopo un’attenta diagnosi, basandosi sulle cosiddette tabelle del danno biologico, quindi si può essere risarciti per il danno riportato secondo un punteggio attribuito in base a suddette tabelle, ma si può ottenere anche il risarcimento del danno morale oltre a quello patrimoniale. Naturalmente dipende dai casi specifici e non si può generalizzare. La cosa che risulta fondamentale è quella di poter chiedere all’avvocato una consulenza (molto spesso gratuita) atta a valutare le possibilità di vittoria.

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