danno biologico permanente

Calcolo del danno biologico

Il danno biologico consiste nelle ripercussioni negative, di carattere non patrimoniale e diverse dalla mera sofferenza psichica, della lesione psicofisica
[Corte di Cassazione, Sentenza 12/05/2006, n. 11039]

 

Quando si parla di risarcimento danni si deve sempre tenere presente che ci sono diverse tipologie di danni  che è possibile riportare in diverse circostanze come nei casi di malasanità, incidenti sul lavoro, sinistri stradali. Bisogna quindi avere almeno un’idea dell’argomento. Per fare un discorso non troppo complesso e il più generico possibile, possiamo dire che i tipi di danni sono: biologico, patrimoniale, morale, punitivo. Tra questi i primi tre sono quelli con i quali ci si interfaccia più di frequente, dato che il danno punitivo è quello che deve essere richiesto come risarcimento qualora un’assicurazione non abbia fatto il possibile per una risoluzione stragiudiziale di un’eventuale controversia. In questo articolo andremo invece a esaminare il danno biologico, quindi di cosa si tratta, quando può essere risarcito, come si calcola e chi può farne richiesta.

Calcolo del danno biologico, cosa dobbiamo sapere

Per prima cosa occorre capire cosa è il danno biologico. In generale ci si riferisce alla lesione dell’integrità psico-fisica della persona, ovvero di quello che è un bene primario tutelato anche dalla nostra Costituzione. In base a quanto stabilito dalla normativa, quindi, il danno biologico è un danno non patrimoniale e che tuttavia lede quello che è un diritto sancito dalla Costituzione secondo l’art. 2043 del Codice Civile. Questa tipologia di danno può essere cagionata da un sinistro stradale, così come per malpractice medica o anche per un incidente sul posto di lavoro. In tutti questi casi, comunque, non è facilissimo fare una valutazione puntuale del danno biologico che cagiona invalidità al danneggiato. Ancora oggi ci si attiene a quelli che sono dei criteri di liquidazione stabiliti dalla legge e che si basano su alcune tabelle. I criteri più certi sono quelli utili a valutare il danno biologico per quanto riguarda le lesioni micropermanenti, ma a questo punto è necessario aprire un altro discorso in merito.

Cosa sono le lesioni micropermanenti

Quelle che rientrano sotto il nome di lesioni micropermanenti sono lesioni lievi e che quindi cagionano un’invalidità permanente classificabile tra uno e 9 punti di invalidità in base alle tabelle del danno biologico. Si ha quindi diritto al risarcimento del danno ovvero della lesione temporanea o permanente dell’integrità psico-fisica della persona, esattamente come descritto nell’art. 139, comma 2, d.lgs. n. 209/2005.  Se a causare la lesione micropermanente è stato un sinistro stradale, si può richiedere risarcimento direttamente alla propria assicurazione e per quanto concerne il risarcimento a titolo di danno biologico permanente e a titolo di danno biologico temporaneo. Nel primo caso, quindi si calcola un importo in base a ogni punto percentuale di invalidità  attribuito, il cui coefficiente però si riduce in base all’età del danneggiato dello 0,5% per ogni anno a partire dall’11 anno di età. Nel secondo caso, invece, viene stabilito il risarcimento di un determinato importo per ogni giorni di inabilità assoluta, mentre in caso di inabilità temporanea inferiore al 100% si liquida una misura che corrisponde alla percentuale di inabilità riconosciuta per ciascun singolo giorno.

Bisogna però tenere conto che il risarcimento del danno biologico non può essere liquidato qualora le lesioni non possano essere accertate da un esame clinico strumentale obiettivo, secondo quanto dispone il d.l. n. 1/2012 convertito con modificazioni nella l. n. 27/2012.

Per quanto concerne invece il danno cagionato da una malpractice medica, in seguito alle modifiche introdotte dalla Riforma Balduzzi, l. n. 189/2012, all’art. 3, comma 3,  l’applicazione delle tabelle descritte agli art. 138 e 139 del Cda, è stata estesa anche al risarcimento del danno biologico cagionato da chi esercita la professione sanitaria. Anche nel caso del calcolo danno biologico sinistro stradale occorre un esame clinico strumentale che accerti i danni.

Calcolo danno biologico macropermanenti

lesioni micropermanentiIl risarcimento danni alle persone viene liquidato anche per quelle che vengono definite lesioni macropermanenti, o gravi. Rientrano in questa casistica tutte quelle lesioni riportate in seguito a un sinistro stradale, un caso di malasanità o un incidente sul lavoro che abbiano un punteggio di invalidità permanente superiore ai 9 punti. Per il calcolo del risarcimento di questa tipologia di danno ci si rifà alle tabelle di Roma e Milano. Anche nel caso del calcolo danno biologico sinistro stradale, quindi, si consultano le apposite tabelle.

Vediamo ora il caso di un lavoratore che si ammala o subisce un infortunio sul posto di lavoro che gli impedisce di svolgere le normali attività e quelle lavorative. Come si effettua quindi il calcolo del danno biologico Inail? In questo caso, per ottenere un risarcimento, il danno biologico deve cagionare un’invalidità permanente.  Tale indennizzo non è commisurato al reddito del danneggiato, ma viene erogato, a seconda del grado di invalidità, sotto forma di rendita o di capitale. L’Inail, sotto il 6% non riconosce alcun risarcimento; dal 6 al 15% si riconosce un indennizzo liquidato in capitale; dal 16% in su si riconosce un indennizzo liquidato in rendita.

L’indennizzo in capitale del danno biologico non preclude la possibilità di percepire , l’indennità che spetta per l’inabilità temporanea assoluta qualora si verifichino degli aggravamenti della condizione del danneggiato. Di solito l’indennizzo in capitale viene erogato alla conclusione del periodo di inabilità temporanea assoluta. Quindi, alla fine di tale periodo, viene effettuata una visita medica, se si accerta un’invalidità inclusa tra il 6 e il 15% viene liquidato un indennizzo in capitale provvisorio. Dopo un minimo di 6 mesi e un massimo di 1 anno dal momento in cui viene rilasciato il primo certificato medico, si effettua una seconda visita. In tale sede vengono valutati eventuali postumi e dunque si liquida in via definitiva il danno. Va sottolineato che l’indennizzo definitivo deve sempre essere pari o superiore all’indennizzo provvisorio.

Per quanto riguarda l’indennizzo in rendita, invece, se il lavoratore ha subito un danno quantificato oltre il 16% di invalidità, ha diritto a un doppio indennizzo, quello relativo al danno biologico e quello relativo al danno patrimoniale. Tali indennizzi vengono liquidati sotto forma di rendita vitalizia con due quote, come appena descritto. Per il calcolo del danno biologico ci si rifà alle tabelle apposite le cui quote vengono periodicamente adeguate. Il danno patrimoniale, invece, viene calcolato in base al reddito del lavoratore.

Danno tanatologico

Quando viene a mancare una persona a causa della condotta illecita altrui, le persone che al momento del decesso avevano una relazione affettiva con l’estinto, se possono provarne l’esistenza, hanno diritto al risarcimento del danno per la perdita riportata, ammesso che si dimostri anche il fatto che la morte sia conseguenza delle lesioni riportate nell’occasione funesta.

Qui però occorre fare una distinzione tra lo iure hereditatis e lo iure proprio agli eredi. Nel primo caso vengono risarciti i danni  che riguardano la morte della vittima, e che quindi possono essere trasmessi ai parenti iure successionis, mentre nel secondo caso si parla di danni indiretti e che riguardano dunque quelle che in giurisprudenza vengono definite vittime secondarie, ovvero quelle persone vicino alla vittima primaria che dunque hanno diritto a un risarcimento in quanto danneggiate dalla scomparsa del defunto.  Ritornando però a quello che è il danno biologico, quindi, in questo specifico caso, riferendoci allo iure hereditatis, la giurisprudenza afferma che questo ricorre solamente nel caso in cui trascorra un lasso di tempo apprezzabile tra il fatto incidentale e la morte della vittima, affinché tale danno diventi consolidato. Cosa significa? In buona sostanza che, per esempio, la vittima di un incidente stradale non deve morire sul colpo, ma deve trascorrere almeno un tempo sufficiente, affinché tale danno si consolidi.

In caso invece il decesso avvenga dopo poco tempo dalle lesioni riportate, siamo in presenza di un danno morale. La domanda quindi in questo caso è: come si effettua il calcolo del danno morale? Questo, nella circostanza descritta, viene definito anche danno tanatologico, ovvero un danno che non rientra nella sfera del danno biologico e che pertanto è trasmissibile agli eredi solo nel caso in cui la vittima abbia avuto la possibilità di percepire le sue condizioni di salute e rendersi pertanto conto dell’imminente sopraggiungere della morte.

Come si chiede il risarcimento di un danno biologico

infortunio lavoroCome si è potuto notare, la richiesta del risarcimento del danno biologico varia a seconda di alcuni fattori. La prima discriminante, in alcuni casi, è l’entità del danno riportato. Facciamo un esempio. Nel caso in cui si tratti di un incidente stradale, fino a 9 punti di invalidità, si può richiedere il risarcimento del danno alla propria assicurazione che, naturalmente, si potrà rivalere su quella di chi ha cagionato il sinistro. In questo caso sono si tratta di una procedura particolarmente complessa, al contrario, ci si reca presso la propria assicurazione e si fa denuncia del sinistro, si presentano quindi tutte le carte e la documentazione che attestino il danno subito e si attende una proposta. Va detto, però, che le assicurazioni tendono sempre a giocare al ribasso, per cui è molto probabile che la proposta che ci viene fatta non rispecchi le reali condizioni del danno.

Cosa si può fare? La soluzione migliore in questa circostanza è quella di appoggiarsi a un legale specializzato in risarcimento danni e rifiutare la proposta dell’assicurazione. A questo punto però la domanda di risarcimento dovrà essere rivolta direttamente all’assicurazione della controparte.  Nel caso di danni di modesta entità, comunque, non si ha troppa difficoltà ad ottenere il risarcimento congruo.

Risarcimento per malasanità

Chi ha subito il danno ha necessità di un’assistenza legale in grado di muoversi con competenza in questo sentiero irto di difficoltà. Bisogna dimostrare quindi il nesso causa-effetto tra l’episodio di malpractice medica e il danno riportato, che può essere appunto imputato a un errore medico, a un’errata o mancata diagnosi o a una carenza della struttura ospedaliera.

 

Richiedi la PRE-ANALISI gratuita del tuo caso.
È gratis e senza impegno.

Richiedi la PRE-ANALISI gratuita del tuo caso.
È gratis e senza impegno.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.