errore del medico

Casi di malasanità e errore medico, attenzione

I casi di malasanità ed errore medico sono purtroppo in aumento nel nostro Paese. Le motivazioni, ammesso che possano essere ritenute accettabili, sono diverse, e tra queste in primis i gravi tagli operati sulla sanità. In due parole, le strutture ospedaliere non ricevono fondi, non si possono quindi permettere né i materiali e le suppellettili necessarie, né ovviamente i professionisti da impiegare nei vari reparti. Chi lavora in ospedale è spesso costretto a turni assurdi, con la conseguenza logica di errori medici da stanchezza o stress. Ma non è tutto, perché i posti in ospedale sono quelli che sono, quindi si prospettano lunghe attese per i malati. Basti pensare che, addirittura, in molti ospedali vengono effettuati interventi chirurgici durante le ore notturne in modo da farli passare come urgenze e liberare posti letto per accettare nuovi pazienti.

I numeri del disastro sanitario in Italia

Facciamo una breve panoramica di quelle che sono le denunce per malasanità e errore medico in Italia. Iniziamo col parlare degli anni tra il 2009 e il 2010. I casi accertati di malasanità sono ben 242, di questi, ben 163 si sono conclusi con esito negativo, ovvero con la morte del paziente. La metà di questi casi è stato riscontrato in regioni del sud, nella fattispecie Calabria e Sicilia. Tra queste due il record negativo, purtroppo, spetta alla Calabria dove i casi di malasanità registrati sono ben 50. Tra il 2009 e il 2013, inoltre, sono state presentate ben 570 denunce per casi di malasanità. Nel 2016 è stato inoltre presentato un dossier che contiene i dati dell’Eurostat inerenti il 2013. In questo dossier si parla di tutte quelle morti che erano evitabili, scandagliando le cifre di Paese in Paese. Stiamo parlando quindi di errore umano e tra tutti i Paesi a prendere la maglia nera è la Romania, con un 49% di casi. E l’Italia? In questo caso è nella media europea con un 33% che comunque non è soddisfacente.

Secondo l’Osservatorio della Sanità, un’associazione dalla parte del paziente, ogni anno vi sarebbero più di 34 mila citazioni per i danni subiti all’interno delle strutture ospedaliere. Di questa cifra il 78% è inerente le lesioni fisiche. Gli esposti arrivano per il 44% dal sud e dalle isole, mentre per il 32% dal nord e per 23% da centro. Quali i settori medici più segnalati? Traumatologia e Ortopedia.

danno medicoNon è tutto. Il Simes, Sistema informativo per il monitoraggio degli errori in Sanità del Ministero, tra il 2005 e il 2012 ha registrato ben 26 interventi chirurgici eseguiti su una parte del corpo errata, quindi non su quella che doveva effettivamente essere operata.  Inoltre 32 pazienti sono stati operati senza seguire le procedure conformi a quella che era la patologia presentata. E ancora, sono state rilevate 471 cadute all’interno delle strutture ospedaliere, cadute che hanno seriamente compromesso la salute del paziente e che in alcuni casi sono perfino state letali. Ben 135 sono stati i decessi improvvisi a seguito di interventi chirurgici.

Ma questo bollettino di guerra non finisce qui perché sono stati 55 i casi, sempre secondo i dati forniti dal Ministero, di morti o malattie gravi inerenti il parto. Ma poiché questi non sono che numeri, vediamo nello specifico alcune delle storie di malasanità ed errore medico più eclatanti.

Muore sotto i ferri a 38 anni

Questo fatto risale al 26 maggio quando a perdere la vita per errore medico è un ragazzo di 38 anni. Doveva essere una banale operazione di routine, due calcoli alla colicisti che si sarebbero dovuti eliminare con un intervento in laparoscopia che dura, mediamente, 40 minuti. Un intervento banale quindi, ma che si è invece trasformato in tragedia all’ospedale Villa Sofia di Palermo. Filippo Chiariello, questo il nome della vittima, è deceduto dopo una lunga agonia in seguito alla recisione dell’aorta addominale. Un errore medico quindi. Il chirurgo, costernato e disperato, ha spalancato le porte della sala operatoria ammettendo la sua colpa e dichiarando di aver reciso l’aorta e perforato l’intestino. L’azienda ospedaliera Villa Sofia-Cervello ha già aperto un’inchiesta, ma la realtà dei fatti è che il giovane, che non era mai stato ricoverato in ospedale, ora non c’è più. Ora il medico che ha sbagliato l’intervento è sotto shock e la famiglia ha richiesto un aiuto psicologico. La famiglia del defunto, invece, si è rivolta a un avvocato per ottenere giustizia.

Rinviati a giudizio tre medici, non hanno eseguito il parto cesareo

Santo Bambino di Gesù, Catania, 2 luglio 2015. Sta per nascere un bambino, fin qui siamo nella routine. Il tracciato però presenta delle anomalie, il feto è in sofferenza, sarebbe opportuno praticare un taglio cesareo, pratica fin troppo spesso abusata ma che, in questo caso, era assolutamente necessaria. Stando alla cronaca dei fatti, però, le dottoresse presenti in sala parto al momento, Amalia Daniela Palano e Gina Corrao, hanno fretta di andare via, e così decidono di far nascere il bambino per via vaginale. Simulano dunque una regolarità, che di fatto non c’era, nell’esame medico somministrando atropina alla paziente, omettono poi di riferire ai colleghi del turno successivo del fatto che il tracciato presentasse anomalie. Il bambino nasce così per via vaginale con lesioni gravissime, con un giro di cordone ombelicale al collo che, assieme alla sofferenza alla nascita, ne hanno pregiudicato le funzioni cerebrali e motorie. Inoltre a essere indagata è anche la dottoressa Paola Cairone, accusata di aver praticato più volte la manovra di Kristeller, oggi assolutamente bandita dalle linee guida del parto. I familiarri si sono costituiti parte civile e attendono un risarcimento.

Intervento alla gamba sbagliata

Questo fatto è accaduto all’ospedale Garibaldi di Catania. Quando si riporta un danno a un arto, una delle paure dei pazienti che devono sottoporsi a intervento chirurgico è quella di essere operati all’arto sbagliato. Non si tratta di una paura infondata dato che episodi del genere accadono fin troppo spesso. Questo è il caso occorso nel succitato ospedale di Catania dove il 20 novembre del 2013 una donna è stata operata all’arto sbagliato. Anche qui bastava guardare una banale ecografia o un esame del radiologo per non sbagliare intervento. Invece pare che certe distrazioni siano plausibili e così, la donna, che doveva essere operata a un legamento crociato del ginocchi sinistro, intervento banale ormai, è stata per sbaglio operata al ginocchio destro, ginocchio, ovviamente, sano. Dal ginocchio sano è stato prelevato un tendine della lunghezza di 5 cm. Secondo il pubblico ministero i medici avrebbero agito con imperizia e negligenza. Ora alla paziente, alla quale è stato arrecato un grave danno, spetterà il giusto risarcimento.

Gli viene estratto un dente e muore a 32 anni

Chi penserebbe mai a esiti letali per un banale intervento dal dentista? Eppure è accaduto anche questo. Siamo a Messina, in uno studio privato. Una donna si reca dal dentista per un banalissimo intervento ai denti, di quelli che si fanno tutti i giorni. Il dentista inietta l’anestetico locale, ma subito dopo la paziente inizia a mostrare segni di difficoltà respiratoria. Gli odontoiatri provano a rianimare la trentaduenne, ma nulla, chiamano il 118  ma ogni intervento risulta inutile. La donna muore per shock anafilattico sotto lo sguardo attonito del marito che l’aveva accompagnata. Un intervento banale che per caso fortuito o mancanza di zelo si è trasformato in tragedia.

Malasanità a pillole

Questi sono tutti casi accaduti realmente, purtroppo, pubblici e resi noti dai giornali che riportano i fatti di cronaca, ma ci sono un’infinità di casi. Per esempio accade abbastanza spesso che un’ernia non venga operata nei termini, quasi sempre perché nelle strutture ospedaliere non vi sono posti, e così capita che la condizione del paziente precipiti e quell’ernia che richiedeva un banalissimo intervento chirurgico e un ricovero di due o tre giorni, si trasforma in un’emergenza che necessita di intervento d’urgenza. Delle volte va bene, altre no, e allora ci si ritrova ad aggiungere un ennesimo caso di malasanità.

Non da meno accade che un’appendicite non venga riconosciuta, soprattutto quando si tratta di appendiciti retrocecali. I pazienti, in questo caso, vengono letteralmente salvati in extremis, se sono fortunati, diversamente si fanno i conti con un’ennesima morte che poteva essere evitata.

Interventi chirurgici, quando le cose vanno male

parto erroreTra gli altri casi di malasanità vi sono, per esempio, gli errori negli interventi chirurgici. Un esempio, purtroppo molto comune, ce lo offre la patologia del piede diabetico, patologia per la quale, in alcuni casi, è necessario optare per l’amputazione dell’arto. Ebbene, in alcuni casi è capitato che al paziente abbia subito l’amputazione dell’avampiede o dell’arto sbagliato. Ma come può capitare? Un errore di scrittura, una lettura frettolosa della cartella clinica, e viene segnato l’arto destro invece del sinistro. Ancor più grave se si pensa che il piede diabetico è ben riconoscibile perché sovente tumefatto, ma quando un medico sbaglia, cercare di trovare obbligatoriamente un perché non è di certo la soluzione. I perché, come abbiamo fino a ora visto, sono diversi, non ultimo le carenze della struttura ospedaliera e della sanità pubblica tutta.

Prendiamo a esempio un altro grave fatto di malasanità, quello di un aborto terapeutico. Ciascuna donna ha diritto di scegliere se mettere al mondo una creatura che presenterà, alla nascita, gravi malformazioni e sindromi, ma se queste patologie non vengono diagnosticate al momento giusto e la donna non può effettuare un aborto terapeutico, mettendo così al mondo la creatura, potrà richiedere al medico che ha sbagliato o omesso la diagnosi il congruo risarcimento danni. Grave è anche, di contro, la morte del feto per la mancata diagnosi di una sofferenza o di un problema durante il parto.

Si tratta di situazioni estremamente delicate che necessitano della giusta assistenza per poter essere superate. Dal punto di vista prettamente legale ci si può avvalere del contributo di un avvocato che, sebbene non possa risolvere il problema dal punto di vista medico, potrà curare gli interessi della vittima del caso di malasanità facendo ottenere il giusto risarcimento per il danno subito e accompagnando dunque il paziente vittima dell’accaduto lungo un percorso che non sempre è facilissimo e che le attuali politiche non agevolano, ma che se ben condotto porta all’ottenimento del risarcimento spettante.

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