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Come dimostrare un caso di Malasanità

I casi di malasanità esistono, basta dare uno sguardo ai tantissimi dati che si trovano sul web, a partire dalle associazioni consumatori fino a quelle che tutelano il malato. Oggi denunciare un caso di malasanità o un errore medico non è più un tabù come qualche anno fa, tuttavia, il percorso è ancora molto lungo e irto  di difficoltà. Sono diversi gli scogli che si devono superare. Intanto si deve superare il grave pregiudizio che si è andato consolidando negli anni sulla figura “intoccabile” del medico, cosa che funge come deterrente per chi invece volesse intraprendere un percorso di risarcimento danni. E così molti rinunciano prima ancora di entrare in battaglia.

Perché molti rinunciano a chiedere il risarcimento

Da tempo la figura del medico gode di una certa aura di inarrivabilità e intangibilità. Il medico, ma anche la struttura ospedaliera tutta, è visto come un qualcosa che non si può scalfire. “Chi sono io comune cittadino, magari anche poco abbiente, confronto a un medico, magari anche blasonato, che può avere a disposizione un team di avvocati?” Questa, in poche parole, la motivazione principale per cui in tanti rinunciano a fare richiesta di risarcimento danni pur avendone, con tutta probabilità, le ragioni per farlo.

Quando si può effettuare una denuncia di malasanità?

A differenza di alcuni anni fa, oggi la maggior parte degli studi legali offre una consulenza – solitamente gratuita – per valutare il caso di malasanità. Questo significa che chi ritiene di essere vittima di un un errore medico o di un caso di malasanità, può esporre i suoi dubbi a un avvocato che, assieme a un medico legale, valuterà se vi sono gli estremi per sporgere la denuncia e fare richiesta di risarcimento danni. In genere il legale si fa pagare una percentuale sul risarcimento ottenuto. Con questa formula chiunque si può permettere una consulenza legale e di avviare una causa per risarcimento danni, ed ecco perché oggi le richieste sono in aumento, come purtroppo anche i danni verificati.

errore medicoMa quali sono  i casi che possono essere ascritti a fatti di malasanità? Si parte da quelle che possono essere le carenze strutturali di un ospedale, quindi poniamo un paziente che sia costretto a stare delle ore in una barella al pronto soccorso e al quale non viene assegnato il codice corretto, per cui nel frattempo la sua situazione si aggrava fino a esiti anche letali. Riconoscendo l’urgenza e visitando il paziente le complicanze si sarebbero potute evitare.  Un altro caso di carenza strutturale sono le infezioni che si possono contrarre nei reparti, è di pochi giorni fa la notizia di una donna ricoverata in un nosocomio napoletano e ricoperta di formiche. Ancora, poniamo che manchi la luce durante un intervento e non funzionino i generatori. Insomma, i casi di malasanità dovuti a carenze strutturali sono diversi.

Arriviamo poi all’errore medico che può essere per errata diagnosi o per omessa diagnosi, per esempio, oltre che per mancanza di zelo e, purtroppo, delle volte anche per scarsa competenza. Un esempio pratico è quello di diagnosi errata, errore gravissimo, delle volte fatale, dove un medico diagnostica una patologia quando il paziente è affetto da un’altra. Questo comporta la prescrizione di una terapia che non risolverà il problema del paziente e che, anzi, potrebbe causargli ulteriori complicanze. L’omissione è invece una diagnosi che non viene fatta, come per esempio accade se un medico effettua un’ecografia o una visita a una gestante e non si accorge di eventuali difetti o problemi del feto. Ci sono diverse sentenze a favore di donne a cui non era stata diagnosticata una grave patologia del feto, impedendo loro di scegliere l’aborto terapeutico, e di fatto costringendole a partorire un bambino con gravissimi problemi. Anche una gravidanza non diagnosticata in tempo utile può essere considerato un errore medico.

Insomma, le casistiche sono le più diverse e un buon avvocato con un suo team e con dei medici legali potrà stabilire la percentuale di successo di una richiesta di risarcimento danni. In sunto quindi tale richiesta si può effettuare se l’errore medico ha cagionato danni, se i danni cagionati sono permanenti e quando un errore medico viene dimostrato.

Come si procede con un richiesta di danno da malasanità

Quello che si deve fare è dimostrare il nesso causa effetto, quindi errore medico e danno del paziente. Non è sempre una cosa facile, soprattutto quando si tratta di un danno non evidente. Un caso emblematico è la richiesta di risarcimento danni per danno da vaccino (in questo caso il risarcimento si chiede allo Stato, a meno che non si possa dimostrare che vi sia stata negligenza durante l’inoculazione o una cattiva conservazione del vaccino). Qui purtroppo le difficoltà sono tantissime, anche perché, ancora oggi, gli eventi avversi non vengono registrati correttamente dall’Aifa anche per un certo ostracismo della classe medica. Ci sono tanti tipi di danni e altrettante possibilità di fare richiesta di risarcimento.

errore professionaleCome dimostrare di aver subito un danno? Qui bisogna fare molta attenzione ed evitare passi falsi. Se si ha anche solo un sospetto di aver subito un danno da errore medico o malasanità la mossa giusta è senz’altro quella di rivolgersi a un avvocato che darà tutti i suggerimenti giusti per iniziare a recuperare il materiale che serve per inoltrare la richiesta. Tra i documenti serve certamente la cartella clinica, che bisogna quindi richiedere dopo le dimissioni, ma si devono anche segnalare eventuali problemi riscontrati durante la degenza. Disagi, dolori, fastidi insorti dopo un trattamento sanitario, devono essere segnalati alla struttura, possibilmente per iscritto. Se si effettuano delle visite in seguito a quello che si ritiene essere un errore medico o una carenza della struttura, si devono conservare tutte le fatture e gli scontrini. Naturalmente vanno conservati eventuali esami. Poniamo il caso che si debba andare in ospedale per un intervento di protesi all’anca. La cosa migliore da fare è avere delle lastre relative alla condizione prima del ricovero e quelle successive all’intervento.

Tuta questa documentazione verrà esaminata attentamente non solo dagli avvocati, ma anche dai medici legali che potranno dunque verificare quel famoso nesso tra causa ed effetto. Una volta che il medico legale ha appurato tale nesso, spetta ai legali adoperarsi affinché il paziente ottenga il risarcimento. Chi bisogna quindi citare in causa, eventualmente penale o civile? Dipende, ovviamente sarà l’avvocato a fornire i dettagli, solitamente si può procedere con la citazione del medico, che oggi può disporre di un’assicurazione personale, o si cita la struttura. In questo caso si hanno a disposizione sempre 10 anni prima che il caso cada in prescrizione, mentre nel caso in cui si citi un medico, gli anni per la prescrizione si abbassano a 5, a meno che il medico non operi presso una struttura ospedaliera privata.

Chi paga il risarcimento?

Dall’entrata in vigore del d.l. 158/2012 conv.in L. 189/2012. cd Legge Balduzzi, e del DL n.98/2013 (decreto del fare) convertito con modificazioni nella L. 98/2013, le cose in questo ambito sono decisamente cambiate.  Partiamo subito dal secondo punto, ovvero, quello che obbliga sia nei casi di responsabilità medica che di quella della struttura ospedaliera a porre in atto una mediazione, che appunto è obbligatoria. Cosa s’intende? Che le parti coinvolte sono obbligate a mediare e dunque a fare un’offerta (in genere la fa l’assicurazione), offerta che il danneggiato può scegliere di accettare o di rifiutare. Si tratta quindi di una forma di risarcimento diretto molto simile a quello che è stato introdotto per il risarcimento RC auto. Ma tornando alla domanda iniziale, chi paga? Per farla breve e non addentrarsi troppo in tecnicismi, a risarcire il danno possono essere tanto il singolo medico, in caso di suo errore, quanto la struttura ospedaliera.

Infatti, se da una parte esiste un contratto di spedalità con la struttura ospedaliera presso la quale il professionista eroga le sue prestazioni, esiste altresì un contratto sociale tra medico e paziente. In questo caso i medici chiamati in  causa possono solo dimostrare che il danno cagionato al paziente non sia imputabile a loro negligenza e dimostrare di aver seguito scrupolosamente le linee guida. Diversamente toccherà a loro risarcire il danno.

Quante possibilità ci sono di ottenere il risarcimento

Ovviamente questo non è un dato quantificabile se non in base a un tot di cause risarcite che possono dare la possibilità di stilare una certa percentuale di successo. Tale percentuale però è fortemente influenzata da tanti fattori tra cui quella che è la vicenda, quindi il tipo di danno subito, la capacità di produrre prove del danno, quindi di quanti e di quali documenti il paziente danneggiato dispone, quante sentenze siano già state pronunciate a favore inerenti in casi simili a quello in oggetto, infine, cosa non da poco, dipende anche dalle capacità dei legali e del medico legale che dovrà dimostrare eventuali connessioni tra danno e causa del danno.

Un buon legale in genere studia le pratiche a disposizione e si rende subito conto di quale possa essere la possibilità di vittoria, e di questo abbiamo ancor più certezza per il fatto che le cause di questo tipo vengono pagate con una percentuale sull’eventuale vittoria, è dunque anche interesse dello studio legale portare a casa il risultato e nel proprio interesse e nell’interesse dell’assistito.

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