Malasanità: SI all’Accertamento Tecnico Preventivo (ATP), NO alla Mediazione.

“Chi intende esercitare un’azione innanzi al giudice civile

relativa a una controversia di risarcimento del danno derivante da

responsabilità sanitaria è tenuto preliminarmente a proporre

ricorso [per Accertamento Tecnico Preventivo] (…)

È fatta salva la possibilità di esperire in alternativa il procedimento di

mediazione ….”   Art. 8, comma 1, Legge Gelli.

Molti degli attenti lettori di questo blog, e di tutti gli articoli riferiti alla Legge Gelli, avranno certamente sentito parlare di tutto ciò.

In parole povere, il tratto di legge appena citato può essere “tradotto” così:

 

Se non vogliono risarcire il tuo danno da responsabilità medica, non puoi fare subito una causa “a freddo”, ma prima devi tentare una di queste due vie conciliative, contro l’ospedale e l’assicurazione: la mediazione oppure l’accertamento tecnico preventivo (ATP).”

 

Il fatto che non si possa far subito causa è molto positivo, poiché la norma è finalizzata ad una razionalizzazione ed ad una “velocizzazione” delle procedure, evitando ab origine il radicarsi di cause civili, solitamente risolvibili più semplicemente con una giusta conciliazione, “pungolando” le parti che di solito fanno ostruzionismo, convincendole in tutti i modi possibili e plausibili ad interloquire con chi è stato danneggiato, invece di attendere per anni sentenze che tardano a venire, in un apparato giuridico antico e stanco come quello italiano.

Che differenza c’è tra questi due istituti (mediazione e ATP), e perchè noi facciamo SEMPRE e SOLO l’Accertamento Tecnico Preventivo?

La mediazione è un procedimento conciliativo utilizzato per molte controversie, e per alcune di esse obbligatorio.

  • È un procedimento che prevede la presenza di un mediatore autorizzato, e la possibilità della parte chiamata-convenuta, di rifiutare la propria partecipazione.
  • È un procedimento che diviene oneroso nel momento in cui la parte chiamata decide di aderirvi, altrimenti non vi sono spese.
  • È a forma libera. Ciò significa che le parti si siedono ad un tavolo insieme al mediatore ed iniziano a dialogare, formulando – possibilmente – ipotesi di risoluzione della controversia.

Tutto quanto appena citato è certamente positivo ed encomiabile (soprattutto se fossimo in Svezia o in Germania!).

Purtroppo nel nostro paese accade troppo spesso che la parte convenuta (nel nostro caso Ospedale e Assicurazione) preferisca non presentarsi alla mediazione, realizzando così, nel suo orticello, un triplice vantaggio:

  • nessuna spesa di procedura da sostenere per la mediazione;
  • possibilità di “allungare il brodo” quanto più possibile, e, nel frattempo, evitare di pagare;
  • al limite, esporsi ad una lievissima sanzione (2/300 euro), che, seppur prevista dalla legge, spesso non viene applicata, se non alla fine di annosi contenziosi.

Ecco cosa succede invece in sede di Accertamento Tecnico Preventivo.

Venendo invece a descrivere l’accertamento tecnico preventivo (detto, in giuridichese, “ATP”), vediamo finalmente molti spiragli di luce, ed un assetto molto più favorevole ad una autentica, consona e congrua, positiva risoluzione pre-giudiziale della controversia.

Ecco le caratteristiche ed i conseguenti benefici dell’accertamento tecnico preventivo di cui all’art. 696-bis:

  • viene svolta una consulenza medico legale su di Te, che sei stato danneggiato, alla presenza dei consulenti di ciascuna parte, e soprattutto di un consulente medico super partes nominato dal Tribunale;
  • è finalizzato all’accertamento e alla “determinazione dei crediti derivanti dalla mancata o inesatta esecuzione di obbligazioni contrattuali o da fatto illecito”;
  • Il consulente nominato dal giudice, prima di provvedere al deposito della relazione, DEVE tentare la conciliazione delle parti;
  • se entro sei mesi non si concilia, si procede alla causa, ma con un procedimento più breve e spedito;
  • la partecipazione aall’ ATP è obbligatoria per tutte le parti, comprese le imprese di assicurazione, che hanno l’obbligo di formulare l’offerta di risarcimento del danno o di comunicare espressamente i motivi per cui ritengono di non formularla;
  • in caso di mancata partecipazione, il giudice condanna le parti, che non hanno partecipato, al pagamento delle spese di consulenza e di lite, indipendentemente dall’esito del giudizio;
  • in caso di mancata partecipazione, il giudice condanna le parti, che non hanno partecipato, anche ad una pena pecuniaria, determinata equitativamente, in favore della parte che è comparsa alla conciliazione.

Ora mi pare più chiaro il motivo per cui il nostro studio utilizza sempre l’ATP e mai la mediazione.

Dalla ATP le controparti non possono “scappare” senza conseguenze; inoltre si entra subito nel “vivo” dello scontro, diritti al cuore del problema, eseguendo una perizia medica sulla Tua persona.

Se il vostro avvocato vi sta proponendo di avanzare una richiesta di mediazione, magari tornate a dare una occhiata a questo articolo, e chiedetegli qualche precisazione in più sulla scelta proposta: di certo non guasta.

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