errore medico

Malasanità: facciamo chiarezza

L’errore medico esiste. I danni da malasanità esistono, e ci aggiungiamo anche un purtroppo. Purtroppo perché la gente si rivolge ai medici con fiducia, con la speranza che possano migliorare la loro condizione. Un paziente ripone grandi aspettative nei medici, ma delle volte queste vengono disattese. La sanità sta crollando a pezzi, la frattura tra cittadini e medici è sempre più netta e questo sicuramente non va bene perché ci sono ancora tantissimi medici che lavorano secondo scienza e coscienza, che amano il proprio lavoro e che nonostante turni estenuanti e pochi mezzi riescono fare quasi dei miracoli. Questo però, purtroppo, in un Paese come l’Italia non basta.

Circa 90 morti al giorno per malasanità

Solo alcuni anni fa i morti al giorno per malasanità erano stimati attorno ai 90 al giorno. Un dato incredibile che non può lasciare indifferenti e che sconcerta. Nel 2004 erano più le vittime della malasanità rispetto a quelle degli incidenti stradali, e questo fa riflettere. E oggi? Oggi come stanno le cose? Peggio. Ma andiamo per gradi. Secondo il SIMES, il sistema informativo per il monitoraggio degli errori in sanità, tra il 2005 e il 2012 i casi sono circa 2000, secondo i dati riferiti anche dal Ministero della Salute. Ci sono però nuovi dati, questa volta diffusi per lo più da associazioni Onlus. Ricordiamo che stiamo parlando solo ed esclusivamente di errori ospedalieri,  che indicano come su 8 milioni di ricoveri, ben in 320 mila casi siano stati cagionati dei danni di differente tipologia ed entità ai pazienti. Ancora una volta ci ritroviamo davanti a cifre sconcertanti. Ma quello che ancora di più pesa, è la consapevolezza che dietro quelle cifre, dietro quei numeri, ci sono persone vere. Famiglie a cui è stato strappato un padre, una madre, un figlio, un fratellino che non è mai nato, una nonna che poteva essere curata. Casi, persone. Numeri. Troppi in ogni caso. Troppi se si pensa che con un minimo di accortezze in più si sarebbero potuti evitare.

Non stiamo qui a fare il processo all’intenzione ai medici. I medici sono esseri umani e in quanto tali possono errare, ma se l’errore è dovuto alla stanchezza perché l’ospedale non ha la possibilità di assumere altro personale e per coprire le ore di servizio i medici lavorano anche 12 ore, se l’errore è dovuto a carenze strutturali, perché magari manca la luce o le sale operatorie non sono sterili, allora non si può perdonare.

Quali sono le maggiori cause di errore

Negli ospedali romani, secondo una ricerca della Onlus, gli errori di malasanità sono dovuti sopratutto da carenze delle strutture ospedaliere, soprattutto dovuti a una cattiva organizzazione. Gli errori imputabili al personale sanitario o per imperizia del medico sono solamente un terzo. Questo da una parte è un bene, perché fa sì che non si perda del tutto la fiducia nel medico, ma resta comunque un fatto gravissimo che le strutture ospedaliere siano così inefficienti e inaffidabili. Certamente i recenti tagli alla sanità non hanno giovato alla situazione Più si taglia, meno le cose funzionano, e a rimetterci è sempre il paziente: pronto soccorsi pieni, visite approssimative e frettolose, mancanza di letti e pazienti che giacciono per terra, interventi di chirurgia estetica deleteri. Insomma, il quadro è agghiacciante.

Pignorati i conti di un ospedale romano

Sono tantissimi i casi eclatanti di malasanità, ma uno che ha fatto veramente discutere per diverse questioni è quello dell’ospedale capitolino San Pietro Fatebenefratelli. L’episodio non è recente, ma risale a circa 15 anni fa, quando una coppia dette alla luce un bambino che necessitava di una trasfusione neonatale. La trasfusione non venne effettuata e ciò fu causa di gravissimi danni al neonato, che subì una lesione cerebrale. Oggi la famiglia colpita da questo grave errore vive a Treviso, l’allora neonato oggi è un ragazzo quindicenne che ha diversi problemi. Il tribunale di Roma ha condannato l’ospedale al risarcimento dei danni per un totale di 3 milioni di euro, e per questo motivo sono stati bloccati ben 5 conti correnti del nosocomio, ma per un importo di poco superiore al mezzo milione di euro. Il problema è che l’ospedale si rifiuta di risarcire il danno nonostante la sentenza, ecco perché si è proceduto al congelamento dei conti corrente. Una brutta storia che non resterà senza strascichi e dove, soprattutto, c’è un ragazzo di 15 anni che ha subito danni irreversibili.

Quante sono le denunce per malasanità

Secondo dati recenti le denunce per malasanità attualmente dovrebbero essere circa 93 al giorno. Negli ultimi anni si parla di un aumento delle denunce del 300%, mentre le cause al momento in corso cono 12 mila, per un totale complessivo di circa 2,5 miliardi di euro di risarcimenti. Un dato che se non fosse di per sé inquietante, sarebbe per lo meno imbarazzante. E tutto questo va valutato alla luce del fatto che sono ancora tantissimi i pazienti danneggiati che non denunciano per paura di non venire ascoltati, perché tanto i medici hanno sempre ragione, perché loro si possono permettere tutti gli avvocati di cui necessitano e io, piccolo (e molto spesso povero) cittadino normale, devo tacere e subire perché non posso permettermi un team di legali che facciano i miei interessi. Per fortuna non è sempre così, perché le richieste di risarcimento dei danni che vengono correttamente formulate spesso vengono accolte, e chi ha anche il minimo dubbio di essere stato danneggiato per un errore medico, deve assolutamente chiedere il risarcimento che gli spetta di diritto. Oggi, per fortuna, fare una causa per ottenere un risarcimento non è più solo appannaggio delle persone abbienti.

Come si fa una richiesta di risarcimento danni

Partiamo subito col dire che ottenere un giusto risarcimento per danni da malasanità è possibile, ma non facilissimo.  Il  danneggiato ha l’onere di dimostrare che il fatto (errore medico) è avvenuto in una tale struttura sanitaria e ad opera di determinati medici; spetterà poi alla medesima struttura dimostrare che il danno è avvenuto per “impossibilità della prestazione derivante da causa non imputabile” (art. 1218 c.c.). Se l’errore medico viene così dimostrato, il medico può risponderne in sede civile e può essere anche soggetto a provvedimenti disciplinari da parte dell’ordine. Quindi, ricapitolando, al paziente danneggiato spetta fare denuncia dell’episodio di malasanità e chiedere quindi un risarcimento. Una volta che si sarà rivolto a un legale, questi valuterà in linea di massima quanto quel caso abbia possibilità di ottenere il risarcimento, in base a tale stima si procede o meno con la causa. Questo è un modo assolutamente conveniente soprattutto per chi fa richiesta di risarcimento, perché può avere fin da subito un’idea di quelle che sono le possibilità di una vittoria. Oggi il medico non è più intoccabile come un tempo, e se vi sono degli errori, le responsabilità vengono attribuite nella giusta sede.

Cosa è cambiato nella malpractice medica con la Legge Gelli

La Legge Gelli è stata approvata il 28 febbraio del 2017 e modifica le disposizioni in merito alle norme di sicurezza delle cure e della responsabilità professionale di chi esercita le professioni sanitarie. Più nello specifico, viene chiaramente legiferato che la responsabilità sanitaria di tipo contrattuale (quella appena descritta, in cui non è il paziente a dover provare l’errore, ma la struttura sanitaria a doversi difendere, provando l’impossibilità della prestazione) grava in capo alle strutture sanitarie ed ai medici che operano privatamente. I medici ospedalieri e quelli convenzionati, invece, risponderanno solo per la più lieve responsabilità extracontrattuale (il che significa che l’onere della prova è a carico del paziente danneggiato). Sostanzialmente si è voluto spostare il rischio della malpractice sugli enti ospedalieri, sulle ASL, e soprattutto sulle assicurazioni per responsabilità medica, che sono diventate obbligatorie. Questa nuova impostazione è stata favorevolmente accolta da quasi tutti gli operatori del settore, poichè tutela al meglio il singolo professionista medico, che, “coperto” dalla struttura in cui lavora, non avrà necessità di rifugiarsi nella c.d. “medicina difensiva”.

Per il danneggiato la situazione è notevolmente migliorata: la regola generale ora impone l’onere della prova a carico della struttura sanitaria (= responsabilità contrattuale degli ospedali, delle cliniche e delle ASL).

 

risarcimento danniPer quanto riguarda invece la responsabilità penale del medico, secondo l’art. 6 comma 590 sexies, il medico può beneficiare di un’esenzione di responsabilità penale se ha peccato di imperizia, ma abbia però rispettato tutte le raccomandazioni previste dalle linee guida che, ricordiamo, sono disciplinate dall’art. 5 delle buone pratiche clinico assistenziali. In aggiunta a tutto questo è stato introdotto anche l’obbligo, ai sensi dell’art. 696 bis c.p.c., di un tentativo di mediazione prima di intraprendere un’azione giudiziale. Le compagnie assicurative sono anche tenute a formulare un’offerta al danneggiato qualora promuova un ricorso ex art. 696 bis. c.p.c., offerta che può comunque essere rifiutata da ricorrente. Nel caso in cui la sentenza volgesse a favore del danneggiato e l’impresa non avesse formulato alcuna offerta, il giudice ne può denunciare il comportamento omissivo all’IVASS. L’assicurazione, secondo l’art. 10, diventa obbligatoria per le strutture sanitarie e il danneggiato può ora intraprendere un’azione diretta nei confronti delle compagnie assicurative, esattamente come accade per la richiesta di risarcimento danni per sinistro con le RC auto.

Questi provvedimenti per certi versi possono facilitare una liquidazione del danno subito, ma per altri suscitano diverse perplessità.

Si può ottenere facilmente un risarcimento dei danni?

Facilmente no, non è di certo l’avverbio corretto, tuttavia se ci si appoggia a un legale la causa di risarcimento può andare a buon fine. A tale proposito si ricorda che è sempre necessario, qualora si desideri intraprendere un’azione legale ai fini dell’ottenimento di un congruo risarcimento per i danni subita a causa di errore medico o malasanità, conservare tutti i certificati medici, le cartelle cliniche, lastre, esami effettuati, insomma, tutte le certificazioni che attestino il danno e le relative ricevute delle spese sostenute. Si deve inoltre annotare quanto tempo dopo l’errata diagnosi o cura o errore medico è intercorso fino al manifestarsi delle problematiche oggetto della richiesta di risarcimento. A esaminare tutte le prove sarà un medico che valuterà anche l’entità del danno subito. Naturalmente l’avvocato valuterà sia il danno biologico, incluse le conseguenze future, sia la sofferenza morale sia del danneggiato che della relativa famiglia.

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