Come agire in caso di responsabilità medica o sanitaria?

 

Primum non nŏcēre

Questa locuzione latina è una delle prima cose che un medico impara quando inizia a frequentare le prime lezioni all’università. Eppure, purtroppo, capita – e non poi così di rado –  che il medico arrechi danno al paziente. Purtroppo un errore può capitare, il medico è comunque un essere umano esattamente come il panettiere, chiaramente, se un panettiere sbaglia mescolando gli ingredienti per l’infornata dell’indomani, al massimo avrà del pane di qualità scadente. ragione per la quale, ai medici, è richiesto obbligatoriamente di stipulare un’assicurazione. In ogni caso, il paziente che ritenga di essere rimasto danneggiato in seguito a un caso di malpractice, ha il diritto di chiedere un risarcimento.

Responsabilità medica e sanitaria, quando è un caso di malpractice

I casi di malasanità nel nostro Paese sono tristemente in aumento, molto dipende però dalle carenze strutturali, quindi si potrebbe quasi affermare che siano in un certo senso errori indotti. I medici, ma anche il personale sanitario in genere, fanno turni sempre più estenuanti, con tutti i tagli che sono stati praticati alla sanità, e sovente non hanno le possibilità effettive di lavorare al meglio delle loro capacità. Allo stesso modo però non ci si può nascondere dietro alle carenze strutturali, ci sono purtroppo anche medici che operano non in scienza e coscienza e arrecano danno ai pazienti per negligenza, cosa ben più antipatica del mero errore involontario. Ugualmente tragico è l’errore per mancanza di preparazione dei professionisti, purtroppo abbiamo sentito più volte notizie riguardanti medici che di fatto non erano abilitati alla professione o addirittura non erano nemmeno laureati.

In ogni caso dal punto di vista del paziente non è tanto importante il perché di un errore, ma che vi sia piuttosto la possibilità di ottenere un risarcimento di quel danno e dunque avere giustizia. Però non è così semplice purtroppo. Oggi l’onere della prova spetta al paziente danneggiato e non sempre si riesce davvero a stabilire il nesso tra causa ed effetto, conditio sine qua non per ottenere un risarcimento. Allora vediamo quale è questo percorso che, per onestà d’intenti, non è facilissimo, ma comunque si possono avere i risultati sperati, si deve intraprendere.

Quando le cose non vanno come dovrebbero

Quando un paziente si affida alle cure di un medico lo fa, ovviamente per trarne giovamento e curarsi. Purtroppo però delle volte si finisce in uno di quei casi di malasanità dove non solo non si ottiene beneficio, ma addirittura un danno, delle volte irreversibile. Prendiamo per esempio uno dei casi più eclatanti, quello di essere operati all’arto sbagliato, oppure di non avere la giusta diagnosi per il nostro problema, ma anche una diagnosi omessa rientra nei casi di malasanità. Uno dei casi più recenti, che per dire la verità è ancora sotto analisi, è quella del trapianto di cuore non andato a buon fine al San Camillo di Roma. Il medico sostiene di aver eseguito tutto alla perfezione secondo le linee guida, dal Ministero, invece, giunge l’accusa che il cuore da trapiantare fosse malato. In ogni caso il paziente trapiantato è morto. Spetta ora ai parenti richiedere un risarcimento. Ma anche nei casi di malpractice meno gravi, se si ritiene di avere la ragione dalla propria parte ci si deve, per lo meno, confrontare con un legale. Questi è in grado di capire se vi siano i presupposti o meno per procedere. vediamo quindi il percorso  da fare per cercare di ottenere un risarcimento.

Il consulto di un legale e di un medico legale

Il primo passo da compiere nel caso si ritenga di essere vittima di un errore medico è quello di chiedere un consulto. Solitamente si va prima da un avvocato che in linea generale ascolta la storia e valuta se possano esserci i presupposti per procedere. Oggi ci sono anche diverse formule di assistenza legale che consentono davvero a chiunque di chiedere un consulto. In molti casi la valutazione del caso è gratuita e poi si paga l’avvocato con una percentuale stabilita su quella che sarà la liquidazione del danno. Massima garanzia, quindi, che dovrebbe infondere fiducia nel danneggiato dato che l’avvocato si assumerà l’onere del suo caso solamente se sarà davvero convinto di poter vincere, chiaramente salvo imprevisti.

Quindi ci si presenta dal legale con tutta la documentazione disponibile. Nonostante il momento di smarrimento in cui ci si trova quando ci si ritiene vittime di un errore medico, bisogna cercare di affrontare ogni singolo passo con molta lucidità. Ci si deve far visitare e conservare tutte le ricevute. Un consiglio molto valido, inoltre, è quello di documentare la propria condizione di salute prima di sottoporsi all’intervento o alla cura medica. In poche parole è meglio poter dimostrare come era la propria condizione precedente al momento del danno.

Successivamente si chiede il consulto di un medico legale. In realtà molti saltano il passaggio del consulto dell’avvocato e passano direttamente al consulto medico, tuttavia, se ci si affida a un legale si potrà procedere con maggiore tranquillità. Ovviamente il medico legale sarà in grado di stabilire l’entità del danno e la possibile causa. Quindi valuterà attentamente le condizioni del danneggiato e potrà stabilire se si tratta di un danno cagionato per malpractice o se purtroppo si tratta di una tragica fatalità.

Alla fine di tutte le visite e la valutazione di tutta la documentazione a disposizione, il medico legale dovrà redigere una relazione sulla quale scriverà se vi è una colpa del personale medico o meno. A questo punto il sentiero si biforca in due possibili alternative.

Valutazione di responsabilità medica

Se il medico legale ritiene che vi sia responsabilità medica nella causa del danno, si consegna la relazione all’avvocato che invierà richiesta di risarcimento direttamente alla struttura ospedaliera dove è accaduto l’episodio di malpractice. La prassi è quella di inviare per prima cosa una diffida. Ogni medico e ogni struttura ospedaliera è infatti assicurata con delle polizze atte a coprire proprio queste situazioni, per cui se viene riconosciuta la responsabilità del medico o della struttura non si devono avere remore nel richiedere quanto spetti. Il paziente danneggiato, inoltre, assieme all’avvocato può decidere se sporgere anche querela nei confronti dei sanitari responsabili del danno riportato. Se il danno non fosse stato cagionato con dolo, ma davvero per errore, allora è preferibile non sporgere querela e accontentarsi del risarcimento. Potrà infatti essere risarcito sia il danno biologico che morale.

Generalmente, dopo la richiesta di risarcimento da parte dell’avvocato, l’assicurazione dell’ospedale o del medico farà delle proposte di risarcimento. Se al danneggiato vanno bene  le proposte e le accetta, nel giro di pochi giorni dovrebbe arrivare il risarcimento. Al contrario, se le proposte non dovessero sembrare congrue, si può cercare una trattativa con l’assicurazione, ma è possibile in questo caso che il richiedente debba essere rivisitato da un medico legale della Compagnia. Chiaramente se non si raggiunge un accordo, dopo il tentativo di mediazione obbligatoria, si procede con la causa.

Se il medico legale ritiene che non vi sia responsabilità medica per il danno riportato, le cose si complicano notevolmente perché si va direttamente in causa, ma le possibilità di vincere scendono, dato che si dovrà richiedere comunque una nuova perizia medico legale.

Se non si raggiunge l’accordo con la compagnia assicurativa

Ritorniamo quindi al passaggio precedente. Se non si raggiunge l’accordo con la compagnia assicurativa della struttura ospedaliera o del medico, dopo il tentativo di mediazione predisposto per obbligo di legge,  si andrà in causa, verrà nominato un CTU, ovvero un consulente tecnico d’ufficio che svolgerà un ulteriore accertamento. Questo è un giudizio assolutamente imparziale. Tuttavia, questo tipo di cause, data la grande quantità di lavoro dei Tribunali, può richiedere tra i 4 ed i 6 anni per arrivare al giudizio finale.

Ricorso per CTU preventiva

Questa è una procedura piuttosto recente e va ad abbreviare notevolmente i tempi di attesa a cui ci si deve arrendere se si intenta una causa come quella descritta in precedenza. In questo caso si richiede subito una CTU medico legale secondo quanto stabilito dall’art. 696 bis cod. civ. Dunque il danneggiato richiede subito la nomina di un medico legale da parte del giudice. Cosa accade a questo punto? Semplicemente che il CTU effettua la stessa relazione che avrebbe fatto nel caso in cui si fosse scelto di intraprendere il percorso del giudizio ordinario, nomina che in quel caso sarebbe avvenuta circa 4 anni dopo l’inizio della causa. In questo modo, invece, si ha la possibilità di anticipare quella che viene considerata la fase più importante di questo tipo di processi. Anche in questo caso la Compagnia assicurativa potrebbe mantenere il suo atteggiamento di chiusura e quindi si procede comunque con la richiesta di giudizio ordinario, ma in questo caso si risparmia moltissimo tempo dato che la relazione del CTU è stata già fatta. Con questa procedura, inoltre, si può momentaneamente saltare la fase della mediazione obbligatoria.

Un percorso non facile, ma che si deve comunque fare

Purtroppo la richiesta di un risarcimento danni per malpractice medica non è mai facile, anche perché si tratta di dover ripercorrere delle vicende sempre molto dolorose, basti pensare ai casi in cui come protagonisti dei fatti vi sono genitori che hanno perso il bambino durante le fasi della gravidanza o durante il parto, ma anche situazioni in cui il paziente è deceduto lasciando i suoi cari nello sconforto. Tuttavia, per quanto doloroso, è comunque doveroso richiedere giustizia, non solo per ottenere il risarcimento che spetta, ma anche per dare agli altri la possibilità di non finire nella stessa tragica situazione. Inoltre molti pensano che sia inutile fare una causa perché tanto hanno ragione sempre i medici, che loro hanno più avvocati a disposizione, ma non è vero, a oggi ci sono tantissime cause di malpractice medica che hanno avuto un esito a favore dei pazienti, per cui, in buona sostanza, vale sempre la pena fare il tentativo.

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