Risarcimento del danno differenziale nell’infortunio sul lavoro: cos’è e come si calcola

Nota Bene: RisarcimentiFacili si occupa solo ed esclusivamente del DANNO DIFFERENZIALE, cioè del risarcimento che ti deve il datore di lavoro OLTRE alla quota liquidata dall’INAIL.
Se hai in mente di fare ricorso contro l’INAIL, non è a noi che devi rivolgerti.

Il danno differenziale è, appunto, la differenza fra la somma che INAIL versa al lavoratore per indennizzarlo, e l’importo che sarebbe spettato al lavoratore applicando le normali regole civilistiche sulla responsabilità.
I due importi spesso sono nettamente diversi, perchè l’INAIL versa molto di meno di quanto spetterebbe al lavoratore in applicazione della ordinaria normativa civilistica.
Questo perchè accade?
Perchè l’INAIL è un ente statale sociale, che corrisponde un INDENNIZZO, che non è un vero e proprio RISARCIMENTO, ma qualcosa di meno, cioè IL MINIMO INDISPENSABILE affinchè il lavoratore e la sua famiglia siano tutelati nel caso di infortunio.

Non tutti sanno che l’ulteriore “fettone” di risarcimento può essere richiesta al datore di lavoro, quando – ovviamente – ricorrano i giusti presupposti di legge.

Il danno differenziale è nato nei Tribunali e nelle Corti italiane, che l’hanno via via riconosciuto, nel tempo, affrontando le varie questioni pratiche che sono state loro presentate.

Secondo la Corte Costituzionale il danno alla salute non può mai essere limitato, men che meno quello subito dal lavoratore, essendo il lavoro la pietra miliare su cui si fonda la società civile, e la stessa realizzazione e stabilità dell’uomo e del cittadino.
Perchè un lavoratore dovrebbe avere un semplice INDENNIZZO, mentre, ad esempio, una persona investita da un’automobile potrebbe avere un RIISARCIMENTO TOTALE del danno subito?
Chiaramente un sistema del genere distruggerebbe i principi fondamentali di eguaglianza stabiliti dalla nostra Costituzione.
Ecco che, allora, anche il lavoratore deve avere un risarcimento adeguato, oltre all’indennizzo da parte dell’INAIL. Potrà avere questo risarcimento solamente – sto ancora generalizzando, perdonatemi – quando riuscirà a dimostrare una responsabilità civile o penale del datore di lavoro, che ha causato l’infortunio per negligenza o altre cause.

Quando vi è colpa del datore di lavoro?

Ad esempio, se l’infortunio è dovuto a un mancato rispetto delle norme di sicurezza.

Se, ad esempio, sei un operaio, che in reparto dovrebbe utilizzare delle protezioni – poniamo caso, una maschera per saldatrice – che però il datore di lavoro non ti ha fornito, e mentre lavori una scheggia ti urta il viso, allora possiamo parlare di mancato rispetto delle norme anti-infortunistiche, e la responsabilità civile del datore di lavoro è ben chiara. Attenzione però, perché se la maschera ti era stata fornita, ma non l’hai indossata per una tua specifica volontà, le cose cambiano, potresti non avere diritto ad alcun risarcimento del danno differenziale.

Per ottenere un risarcimento che corrisponda effettivamente al danno subito e non venga sottostimato – e per ottenerlo in tempi tutto sommato ragionevoli – è sempre opportuno rivolgersi a dei professionisti di settore. Specialmente nel campo del danno differenziale, che, come abbiamo visto, è un terreno viscido e scivoloso per chi non è un “tecnico” del diritto.
Contattaci quindi per una consulenza gratuita, così potremo valutare l’entità del tuo danno e calcolare le possibilità di riuscita di una azione legale.

Come calcolare il danno differenziale quando l’INAIL ha erogato una rendita

Ci sono dei casi molto specifici, che anche i Tribulnali e le Corti risolvono “a macchia di leopardo”, utilizzando spesso criteri diversi in situazioni simili.
Ebbene si, non sempre rivolgersi ad un organo giudiziario può dare risultati simili in situazioni uguali. A volte si riscontrano sentenze di contenuto opposto, anche in casi apparentemente identici. Per questo motivo è importantissima la scelta di chi ti assiste, che deve avere la tua totale fiducia.
Ad esempio, poniamo il caso di una rendita vitalizia erogata dall’INAIL, che si ha in casi di invalidità superiori ai sedici punti percentuali.
In tal caso l’INAIL versa, ogni mese, una somma al lavoratore danneggiato, vita natural durante.
Come si fa a calcolare il danno differenziale, che invece è un versamento una tantum? Come lo si rapporta alla rendita? Come possono confrontarsi due poste così diverse tra loro per entità e concetto? Il risarcimento civilistico è in capitale, quello INAIL è in rendita.

Occorre CAPITALIZZARE la rendita, con un calcolo piuttosto complesso, che ha diverse variabili. Le corti italiane usano due criteri diversi, che vengono applicati a seconda dei casi specifici.  Noi stessi, in questi casi, ci affidiamo ai nostri consulenti contabili per aver delle risposte esaurienti.

 

 

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