Risarcimento danni per morte o incidente mortale

Nel caso in cui un incidente stradale provochi la morte di un proprio parente, non credo che la prima preoccupazione possa essere rivolta al gretto calcolo del danno.
Tuttavia, dopo le fasi psicologiche della negazione e della rabbia, cominciano ad affiorare i problemi pratici ed economici a cui si dovrà obbligatoriamente far fronte, per poter dar seguito alla propria esistenza ed a quella dei propri cari, che sono tutti stati duramente provati dalla perdita, ma sono ancora qui per fortuna, e vivono, e devono fare quello che è necessario per andare avanti.
Noi qui, come solitamente ci imponiamo di fare, daremo delle indicazioni semplici e precise – mancheranno gli approfondimenti giurisprudenziali, ne siamo consapevoli – in questo caso con l’obiettivo di far passare due messaggi:

  • Chi sono le persone che hanno diritto al risarcimento danni per morte di un proprio parente o congiunto
  • Quali tipi di danno sono risarcibili, per quali ragioni, e come possono essere quantificati

Le prime persone che vengono considerate gravemente danneggiate, in casi di risarcimento danni per morte in incidente mortale, sono i prossimi congiunti:


    • coniuge,
    • convivente more uxorio,
    • figli,
    • genitori,
    • fratelli,
    • sorelle,
    • nonni,
    • nipoti,
    • zii.

Anche gli eventuali creditori di chi sia deceduto a seguito di incidente mortale possono essere risarciti, se riescono a dare fondata prova del rapporto creditizio

 

Danni “ereditati” e danni diretti

Le persone sopra elencate hanno dunque diritto al risarcimento.
I tipi di danni risarcibili si dividono in due grandi aree: quelli “ereditati” (trasmissibili “iure hereditatis”, come dicono i giuristi) e quelli diretti.

 

Danni ereditati

Quelli di tipo ereditario, come dice la tessa parola, sono i danni trasmessi dal defunto al proprio erede. 

Ciò significa che questi tipi di danno si devono essere verificati prima in capo al defunto, che li deve aver vissuti e percepiti: successivamente, alla morte della persona, vengono propriamente “trasmessi in eredità” ai prossimi congiunti. Come è ovvio, più lontano sarà il grado di parentela, meno ingente sarà l’importo riconosciuto per questo tipo di danno.

Tra questi tipi di danno, nati in capo al defunto e trasmessi in eredità, si devono considerare:

  • Il danno biologico terminale: è risarcito agli eredi quando tra le lesioni e la morte vi sia un considerevole lasso di tempo; in tal caso è ragionevole dedurre che il defunto abbia sofferto a lungo fisicamente, ed il risarcimento di questa sofferenza fisica viene trasmesso agli eredi, a titolo di danno biologico derivato. In caso di morte sul colpo, questo tipo di danno non viene considerato.
  • Il danno catastrofico: è una sorta di danno morale derivato, trasmesso agli eredi. E’ il danno morale occorso al defunto, anche in caso di sofferenza psichica limitata nel tempo (ad esempio, in casi di morte sopraggiunta dopo breve periodo)

 

Danni diretti

Appartengono a questa categoria i danni che nascono propriamente in capo all’erede o agli eredi, a seguito della morte del proprio congiunto, in casi di incidente mortale, ed anche in altri casi in cui si sia verificato un decesso con colpa altrui.
Queste catogorie si dividono in danni patrimoniali e non patrimoniali.

 

Ecco i danni diretti e di tipo non patrimoniale:

  • Danno Biologico: a causa della sofferenza sopportata, un qualsiasi famigliare (spesso i più vicini) del defunto può avere ragionevolmente subito un danno alla salute (stress post-traumatico, vere e proprie conseguenze fisiche patologiche). E’ sempre necessaria una consulenza medico legale per accertare questo aspetto.
  • Danno morale: è il danno nato in seno al singolo famigliare, per la sofferenza psicologica, lo strazio morale subito a causa della perdita.
  • Danno da perdita di rapporto parentale: è il danno che si realizza “… nel vuoto costituito dal non potere più godere della presenza e del rapporto con chi è venuto meno e perciò nell’irrimediabile distruzione di un sistema di vita basato sull’affettività, sulla condivisione, sulla rassicurante quotidianità dei rapporti tra moglie e marito, tra madre e figlio, tra fratello e fratello, nel non poter più fare ciò che per anni si è fatto, nonché nell’alterazione che una scomparsa del genere inevitabilmente produce anche nelle relazioni tra i superstiti” (Cass. 10107/2011 – Cass., 13546/2006)

 

Ecco i danni diretti e di tipo patrimoniale:

  • Danno Emergente: il danno economico in sé, ad esempio le spese funerarie, ed ogni altra spesa viva e dimostrata derivata dall’evento.
  • Lucro cessante, o lucrum cessans: ecco la definizione di Wikipedia: “Per alcune categorie di soggetti che abbiano patito un danno economico di natura patrimoniale, è in genere riconosciuta (sebbene con variazioni fra i diversi ordinamenti giuridici nazionali) la fattispecie di quel danno che impedisca al danneggiato di percepire una o più utilità economiche che avrebbe aggiunto al suo patrimonio se il danno non si fosse verificato.”
    In parole semplici, si tratta di considerare quale sarebbe stato l’ipotetico reddito del defunto per tutta la sua restante vita, ed in che modo l’erede (figlio, moglie, ecc…) avrebbe potuto giovarsene. Il calcolo è effettuato mediante formule complesse, redatte dalla prassi dei tribunali italiani (in particolare Milano e Roma). Questo danno è risarcibile anche in caso di morte in incidente stradale di un bambino o di un ragazzo, in periodo scolastico o pre-lavorativo. Occorre in tal caso determinare quale sarebbe stato il presumibile reddito del defunto e la sua aspettativa di carriera e di vita.

 

Considerazioni finali

Come al solito, ogni caso merita una valutazione specifica.
Abbiamo visto che il risarcimento danni per morte di un congiunto spettante al coniuge è ben diverso da quello spettante allo zio, e ancora differente da quello eventualmente dovuto ad un creditore del defunto.
Poi occorre verificare quali danni si siano realizzati in ogni singolo caso, quali siano trasmissibili agli eredi, quali invece nascano direttamente in loro capo.
E’ necessario quantificare tali danni seguendo i precedenti giurisprudenziali adattabili alla singola fattispecie.
Confidiamo nel fatto che, leggendo questo articolo, qualcuno che forse non aveva ancora realizzato di essere una parte lesa, si sia posto delle domande in tal senso, e faccia qualcosa per ottenere maggiori informazioni.
Siamo sempre a disposizione per tutti i chiarimenti del caso.

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