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Risarcimento danni da stalking: posso chiederlo se sono vittima?

Negli ultimi anni si parla molto spesso di reato di stalking, un reato odioso, che porta allo sfinimento delle vittime, delle volte che si conclude con eventi tragici. In Italia, nel 2016 sono state registrate due vittime al giorno, per lo più donne, ma con percentuali di uomini in aumento. Ma cosa è lo stalking, quali azioni possono essere configurate come reato e, soprattutto, quando la vittima può chiedere risarcimento per le molestie subite? Facciamo di seguito il punto della situazione anche alla luce delle ultime novità introdotte con la riforma del processo penale.

Reato di stalking, cos’è e quando si configura

Stalking è una parola anglosassone che alla lettera significa “fare la posta”, da qui è facile dedurre che cosa indichi anche nella lingua italiana. Lo stalking è quindi un insieme di comportamenti persecutori e protratti nel tempo che finiscono per avere un importante perso nella vita quotidiana della vittima. Ma di fatto di cosa stiamo parlando? Si configurano come stalking azioni quali pedinamenti, telefonate continue, minacce, molestie. Tra le situazioni più comuni, per esempio, la fine di una relazione dove uno dei due non ne accetta la conclusione e molesta, appunto con stalking, il partner. Diverse donne (ma anche uomini) denunciano l’ex partner per questo tipo di comportamento. Capita infatti che quest’ultimo, dopo la conclusione della relazione, inizi a telefonare in modo continuato e ossessivo, oppure che si faccia trovare davanti al portone di casa della vittima, o sul posto di lavoro, o capita che la segua.

Ci sono casi in cui il molestatore minacci la vittima, magari facendole trovare messaggi intimidatori sulla macchina, graffiando la vettura, o anche appellandola con parole scurrili mentre cammina per strada o va a fare la spesa. Insomma, sono tanti i modi per molestare la vittima. Va subito chiarito che le vittime dello stalking non sono solo le donne, sebbene queste siano il 70-80% delle vittime, ma anche gli uomini possono subire questo tipo di molestie ossessive. Non sempre però si tratta di due ex partner, anche un collega di lavoro può essere molestato con azioni che si configurano nel reato di stalking, un’insegnante, insomma, qualsiasi persona che subisca il tipo di azioni appena descritte e la cui vita risenta in modo negativo per questa condizione.

Il reato di stalking

Il reato di stalking entra a far parte dell’ordinamento penale italiano grazie al d.l. n° 11/2009 che è stato convertito in legge, 38/2009, che ha introdotto mediante l’art. 612-bis c.p., appunto, il reato di atti persecutori. L’articolo dice che verrà punito chi “con condotte reiterate, minaccia o molesta taluno in modo da cagionare un perdurante e grave stato di ansia o di paura ovvero da ingenerare un fondato timore per l’incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva ovvero da costringere lo stesso ad alterare le proprie abitudini di vita” arrecherà molestia alla vittima.

La riforma del processo penale

molestie telefonicheCon la riforma del processo penale vengono introdotte importanti modifiche: il reato, infatti, si estingue con la riparazione. In poche parole, per questo tipo di reato è previsto un risarcimento, e fin qui nessun problema, salvo poi che l’accettare o meno tale risarcimento non sia più facoltà della vittima, ma venga imposto dal giudice e che grazie a tale risarcimento il reato di stalking venga estinto. Quindi, quella che a primo acchito sembra una cosa positiva non lo è assolutamente. L’obiettivo di questo provvedimento era quello di favorire la chiusura della fase stragiudiziale di alcuni processi, ma in realtà in questo modo si rischia di far arrivare il messaggio che basta pagare per estinguere quell’insieme di comportamenti che si configurano come stalking.

Quindi, se il molestatore paga, anche a rate (entro i sei mesi) il reato viene estinto. Ma la vittima? La vittima è in un certo senso costretta ad accettare il ristoro. Ma quando conviene chiedere un risarcimento?

Risarcimento danni per stalking, meglio valutare il singolo caso

Chiunque abbia subito delle molestie, almeno secondo un certo senso di giustizia morale, meriterebbe un risarcimento dei danni. Purtroppo però non sempre questa si rivela essere la scelta giusta. Poniamo il caso che una donna sia molestata da un collega le cui avance non sono state accettate. Questi tempesta la donna di telefonate, le piomba davanti sul posto di lavoro impedendole, per la paura, di andare a lavorare, motivo per cui la sua carriera subisce degli effetti negativi. La donna ha tutto il diritto di chiedere un risarcimento dei danni. Tuttavia, se dopo aver sporto denuncia e dopo che al persecutore è stata inviata una diffida e questi ha smesso di molestare la vittima, quella di chiedere un risarcimento potrebbe essere interpretata come una prosecuzione delle ostilità.

Allora cosa conviene fare? Ovviamente non è possibile generalizzare e bisogna affrontare caso per caso ogni singola situazione. Un bravo legale dovrà quindi esaminare per prima cosa la situazione e valutare attentamente ogni possibile pro e contro prima di intraprendere una qualsiasi azione.

 

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