Danno morale, questo sconosciuto

Risarcimento danno morale, questo sconosciuto

Guardi, avvocato, mi devono pagare soprattutto il danno morale. Sa quanti giorni di lavoro ho perso! E ora non posso neanche più ricamare il pizzo di Cantù, con questa mano storta!”

Quante volte si sono sentiti ragionamenti così, quante volte si è tentato di spiegare cosa sia veramente il danno morale.

La realtà è che la situazione cambia così spesso, che né i giudici, né gli avvocati, sanno bene ed esattamente cos’è questo benedetto danno morale.

Ci si trova in effettivo imbarazzo nel dover spiegare, ad una persona qualunque, di cosa esattamente si tratti, dato che, come spesso succede nel nostro Bel Paese, la situazione del riconoscimento del danno morale si dipana “a macchia di leopardo”, trovando numerose e diverse interpretazioni nelle corti e nei tribunali italioti.

Danno morale: significato e storia

Chiariamo subito che danno morale è (quasi, ma sto semplificando) sinonimo di danno non patrimoniale (art. 2059 cod. civ.), quindi mi riferirò all’uno ed all’altro come (quasi) sinonimi.

Negli anni settanta il danno morale doveva derivare da un “un fatto illecito che si configurasse come reato”. Ciò voleva dire che i danni morali (più correttamente: i danni non patrimoniali, quindi non lesivi di un interesse puramente economico) potevano essere risarciti solo se chi ci aveva provocato il danno aveva commesso un reato (lo si deduceva dagli articoli 2059 cod. civ. e 185 cod. pen. – ma non entriamo nel dettaglio, prendiamola così, dogmaticamente …)

In pratica, o chi ci aveva investito veniva condannato penalmente per lesioni gravi, oppure niente risarcimento danno morale civile.

Fortunatamente, negli anni successivi, il criterio divenne meno rigoroso, e si riconobbe – come in effetti la logica vuole – che è sufficiente che il fatto sia astrattamente qualificabile come reato (ad esempio, le suddette lesioni colpose gravi) affinchè risulti risarcibile, civilisticamente, il danno morale.

Quindi, non serve che l’investitore di prima venga effettivamente condannato per lesioni gravi, ma basta che “astrattamente” ciò sia possibile, cioè che egli abbia in effetti causato delle lesioni per cui sarebbe potuto essere condannato penalmente.

Sembra poca differenza, invece è tanta roba.

Vi immaginate cosa voleva dire dover aspettare i tempi di condanna in un processo penale, per poter poi finalmente chiedere il risarcimento del danno morale in sede civile?

Voleva dire aspettare anni per poter chiudere qualunque pratica di risarcimento assicurativo, oppure lasciar perdere il danno morale.

Risarcimento del Danno morale: la quantificazione

Per un lungo periodo, poi, tra la metà degli anni ottanta ed i primi duemila, il danno morale divenne uno “standard” a livello assicurativo.

Ciò significa che le compagnie risarcivano, in aggiunta al danno biologico alla salute (in sostanza: invalidità permanente e temporanea) una quota frazionale che esprimeva il danno morale.

Ad esempio, se ti davano 10.000 per il danno biologico, ti calcolavano 1/3 di quel danno (quindi 3.333) e te lo sommavano ai 10.000, risarcendoti per un totale di 13.333.

Riconosco che sembrava un po’ una sorta di “mercato dei bovini”, perchè le parti andavano a contrattare sul valore effettivo di quella quota frazionaria: chi cercava di ottenere ½, chi cercava di rifilare ¼ …

Brutte esperienze quando si parla di persone che stanno male, lo devo riconoscere.

Però il sistema aveva una logica e “stava in piedi”, con anche una buona dose di razionalità e linearità nelle quantificazioni dei danni.

Nel 2003, forse per risolvere un annoso conflitto giurisprudenziale, forse per concedere un bel premio alle potenti lobbies assicurative, ecco che si aprirono le acque del Mar Rosso: la Cassazione esprime, in alcune sentenze interpretative (o, come dicono i dotti, “nomofilattiche”) quella che sembra essere la Verità Svelata sul danno morale.

Il concetto delineatosi tra il 2003 ed il 2009, stringato al massimo – non me ne vogliano i commentatori giuridici, tradizionalmente prolissi – è che il danno non patrimoniale deve essere inteso come categoria ampia, comprensiva di ogni ipotesi in cui sia leso un valore inerente alla persona, compresi i diritti riconosciuti dalla Costituzione.

Il danno morale non può più essere una standardizzata frazione del danno biologico, né può essere riconosciuto se il diritto violato è di poca rilevanza (ricordate la sciura attempata che non può più ricamare come una volta?)

Altro concetto che si fa largo in quegli anni: il danno è “unico”, e comprende sia il patrimoniale che il non patrimoniale. Quindi, sarà il Giudice a dover quantificare il totale danno, considerando ciascuna singola e concreta situazione.

Bene. Nulla di più giusto. Quindi finalmente ci siamo?

No, perchè da allora le Assicurazioni hanno cominciato a diramare circolari interne, in cui si intimava ai propri liquidatori a smettere di liquidare il danno morale sulle lesioni micro-permanenti (cioè quelle al di sotto del 9% di invalidità permanente).

E perchè?

Semplice, sulla base del chiaro ragionamento (chiaro per loro…) secondo cui

  • se il danno morale va liquidato solo se lede valori importanti della persona;
  • se solo il Giudice può determinare e “personalizzare” il danno morale non patrimoniale;

Allora noi – assicurazione – che facciamo? Ecco cosa facciamo:

  • sulle lesioni micro-permanenti, il danno morale non lo paghiamo più;
  • sulle altre lesioni più gravi, tendenzialmente anche lì non lo pagheremo più, perchè noi non siamo “il Giudice” e non sappiamo come quest’ultimo potrebbe determinarlo …

     

Questa nuova situazione ha creato due ovvie conseguenze:

  • alcuni danneggiati si sono accontentati dell’arbitraria decurtazione dei risarcimenti;
  • altri hanno fatto causa alle assicurazioni, per vedere il Giudice cosa ne pensava, di queste nuove tendenze liquidative …

Risultato: aumento dell’ingiustizia ed aumento del ricorso alla giustizia.

E non è un gioco di parole.

Nel 2005 viene poi varato il “codice delle assicurazioni private”, dal cui art. 139 si comprende che, in caso di menomazioni lievi (che sono sempre quelle al di sotto del 9%), il risarcimento debba essere quantificato nella misura corrispondente al valore di punto di invalidità, con possibilità per il giudice di accrescere l’ammontare del danno biologico, mediante la personalizzazione del risarcimento, in misura non superiore al 20%.

Ciò, in soldoni, significa che, per le micro-permanenti, il giudice potrà applicare un “+ 20%” al danno biologico puro, usando quella famosa “personalizzazione” che è data – in buona sostanza – dalla sofferenza morale patita del risarcito (ecco che rientra dalla finestra il danno morale inteso come “personalizzazione” del risarcimento).

Qualcuno potrà desumere che dal 2005 in poi le assicurazioni abbiano ripreso a liquidare il morale sulle micro-lesione, in presenza di questa specifica disposizione di legge.

Invece no. Non lo pagano tutt’oggi.

E se lo chiedi, ti dicono di andare in giudizio, perchè solo il giudice può fare la “personalizzazione” del danno.

Ecco qui la cavillosità tutta italica e bizantina.

Se la legge dice “il giudice”, perchè io – assicurazione – dovrei potermi sostituire al giudice per determinare a stralcio un danno morale?

Lasciamolo fare al giudice, e riempiamo i tribunali di cause bagatellari.

 

Oppure, tiriamo avanti così, che tanto l’80% dei cittadini lascia perdere, e la causa non la fa. Quei pochi che la fanno, li pagheremo, ma per noi – assicurazione – è comunque un enorme risparmio.

Questo sistema non fa i conti con quel che sta succedendo dall’altra parte della barricata, cioè su come gli avvocati, le società e le associazioni specializzate, ed i singoli danneggiati, abbiano affrontato questa questione.

Dal canto nostro, se un caso merita di andare in tribunale, ce lo portiamo.

E chiediamo certamente il riconoscimento del danno morale, se è concretamente esistente, anche quando si tratta di una microlesione.

Ed è ciò che facciamo nello svolgere le pre-analisi gratuite: analizziamo a priori il tuo caso per capire se è adatto alla richiesta di risarcimento del danno morale.

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