QUANDO NON SI HA DIRITTO AL RISARCIMENTO DA INFORTUNIO SUL LAVORO?

QUANDO NON SI HA DIRITTO AL RISARCIMENTO DA INFORTUNIO SUL LAVORO?

Solitamente l’infortunio sul lavoro prevede un risarcimento quando non vi sia da parte del lavoratore un comportamento imprudente aggravato dolosamente dall’utilizzo di sostanze alcoliche o stupefacenti o psicofarmaci, così come dalla mancanza del possesso della patente di guida nel caso l’incidente si verifichi alla guida.

Casistiche degli infortuni sul lavoro

Come detto, l’infortunio sul lavoro è un fatto casuale e accidentale scaturito da causa violenta. L’incidente può riguardare i diversi ambiti lavorativi e può occorrere sia sul posto di lavoro, sia fuori dall’orario di lavoro, in alcuni casi specifici. Facciamo un esempio classico. Immaginiamo un cantiere edile. L’operaio, pur rispettando tutte le norme di sicurezza, viene colpito accidentalmente da una trave o da uno strumento di lavoro. Pur indossando caschetto protettivo e scarpe antinfortunistiche, l’operaio subisce un danno, si frattura il piede con una lesione dei tendini. In questo caso il danno sarà indennizzabile, in parte dall’ INAIL, in parte – se del caso – dal datore di lavoro.

Viene anche considerato infortunio sul lavoro l’infortunio in itinere, ovvero l’infortunio che avvenga durante il tragitto che conduce dalla propria abitazione fino al posto di lavoro o dal posto di lavoro per consumare il pranzo qualora la mensa non fosse disponibile. Vengono incluse anche le eventuali deviazioni dovute a cause di forza maggiore o ad obblighi.

L’INAIL (Istituto nazionale Assicurazione Infortuni sul Lavoro) è, come noto, l’ente d’assicurazione sociale preposto agli indennizzi per gli infortuni sul lavoro.

Nei casi sopra esposti, una parte d’indennizzo, legislativamente prevista, sarà erogata al lavoratore, appunto, da parte dell’INAIL. Può trattarsi di indennizzo una tantum o di rendita vitalizia, in base a parametri legislativi che ora tralasciamo di dettagliare.

RisarcimentiFacili non si occuperà direttamente della pratica INAIL, perchè il suo focus è concentrato sulla
Responsabilità civile del datore di lavoro.

Infatti, qualora il datore di lavoro risulti penalmente responsabile per l’incidente sul lavoro, il lavoratore potrà chiedere il risarcimento di quella parte del danno che non risulti coperta dall’assicurazione sociale INAIL. In buona sostanza, se fossimo ipoteticamente ancora nel cantiere citato, e il lavoratore fosse costretto a lavorare su un’impalcatura non a norma, e dovesse da lì cadere riportando lesioni, la colpa sarà imputabile, penalmente, al datore di lavoro; ed in questo caso si potrà procedere con la richiesta a quest’ultimo di un danno di tipo differenziale.

Ci spieghiamo meglio: il danno differenziale va oltre l’indennizzo INAIL

Come abbiamo visto, l’Inail risarcisce diverse tipologie di infortunio sul lavoro. La somma erogata però non copre l’interezza del danno biologico subito dal lavoratore, ma solo una parte. Qualora, in aggiunta all’evento dell’infortunio, si riesca a provare anche la responsabilità del datore di lavoro nella sua causazione, allora si avrà diritto ad un risarcimento completo, una quota del quale (per questo si parla di danno differenziale) sarà appunto a carico del datore di lavoro.

Siamo quindi in quel caso sopra descritto ove, sempre nel cantiere citato come esempio, l’operaio cadesse da un’impalcatura non a norma e riportasse delle lesioni. Ma lo stesso varrebbe per un ipotetico lavoratore privo di protezioni specifiche per l’utilizzo di una determinata macchina, perché magari non gli sono state fornite dal datore di lavoro. In questi casi, spetta al lavoratore non solo l’indennizzo INAIL, ma, laddove dimostri di aver subito un danno superiore a quello riconosciutogli dall’ente previdenziale, potrà richiedere il danno differenziale al datore di lavoro, che è responsabile civilmente e penalmente per quanto accaduto. Ad esempio, se l’INAIL erogasse 500 mila euro, ma il danno biologico patito dal lavoratore venisse stimato in 800 mila euro, sarà il datore di lavoro a dover versare la differenza di 300 mila euro.

La differenza tra questi due tipi di risarcimento non è solo quantitativa, ma anche funzionale. L’indennizzo INAIL viene erogato per consentire al lavoratore infortunato di conservare i mezzi di sussistenza necessari alla propria vita, mentre il danno differenziale, riconosciuto anche dall’articolo 32 della Costituzione, è finalizzato al risarcimento effettivo, totale e congruo, del danno realmente subito.

Casistiche delle malattie professionali

Un altro caso in cui l’INAIL eroga un indennizzo al lavoratore è quello delle malattie professionali. La malattia professionale è una patologia causata da stimoli nocivi presenti nell’ambiente di lavoro. Per chiarire meglio, rientrano in questo ambito tutte quelle tecnopatie causate per esempio dall’utilizzo continuato e continuativo dei PC, quindi si comprendono tutte quelle patologie che riguardano la vista, la postura, lo stress, le radiazioni, oppure inerenti il manifestarsi di asma e patologie all’apparato respiratorio in seguito a una continuativa esposizione ai condizionatori, giusto per menzionarne qualcuna.

I casi più gravi di malattie professionali, invece, riguardano le neoplasie dovute a esposizione ad agenti inquinanti e cancerogeni. Ma non solo, possono cagionare patologie legate all’ambiente di lavoro anche una carenza igienica dei locali in cui si svolgono le mansioni lavorative, una scarsa manutenzione di eventuali impianti o anche orari di lavoro eccessivamente pesanti.

In tutti questi casi si può ottenere un indennizzo INAIL, solo però nel caso in cui la malattia contratta sia inequivocabilmente riconducibile all’ambito dell’esercizio del lavoro.

Anche in caso di malattia professionale vale quanto detto in tema di danno differenziale: qualora vi sia responsabilità del datore di lavoro, ecco che si avrà diritto al danno differenziale.

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